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Come sarà la scuola primaria a partire dal 2009/10?

dalla Redazione

I provvedimenti della Gelmini  delegittimano arbitrariamente un segmento del sistema scolastico giudicato la locomotiva dell'innovazione scolastica europea per la qualità della sua istruzione.

Due erano i punti di forza della nostra scuola primaria:
- la progressiva specializzazione per ambiti disciplinari degli insegnanti, resa possibile dalla presenza di tre docenti su due classi nel tempo normale o modulare, e due docenti per ogni classe a tempo pieno che significavano più voci culturali, più punti di vista interpretativi e percorsi didattici più mirati;
- la contemporaneità che garantiva i tempi distesi di apprendimento affinché fosse effettivamente la scuola di tutti e di ciascuno, quella “scuola aperta a tutti”, così come sancito dall’art.8 della costituzione italiana.

Il modello di scuola a 24 ore, clamorosamente bocciato dalle famiglie che in fase di iscrizione non l’hanno praticamente scelto, una volta portato a regime permetterà di perdere un anno intero di conoscenze e apprendimenti. Infatti rispetto ad una scuola organizzata su 30 ore per 33 settimane di lezione ogni anno si perdono 198 ore di lezione che moltiplicate per 5 anni fanno esattamente 990, cioè un anno intero di lezione a 30 ore a settimana. Ora è difficile sostenere che in un modellino orario così ridotto sia possibile fare tutte quelle attività che invece saranno svolte nella scuola a 30 ore.
Oltre ad essere una scuola che insegnerà di meno sarà anche una scuola che insegnerà peggio perché nel mondo della conoscenza nel quale ci troviamo è impensabile la figura di un docente tuttologo che possa gestire i diversi saperi: non ha più senso una scuola che insegni a leggere, scrivere e  far di conto com’era nei programmi del 1955.

La contemporaneità sarà utilizzata per andare a coprire il tempo dedicato alle attività didattiche (in quelle classi prime che, pur avendo chiesto le 30 ore si vedranno assegnare  un numero di docenti sufficiente a coprire solo le  27) e la mensa (in tutti quei tempi scuola che prevedono i rientri pomeridiani). Avremo una scuola che si troverà impossibilitata a fare le uscite didattiche, a predisporre e realizzare percorsi di consolidamento e arricchimento degli apprendimenti, a concedere a tutti i necessari tempi di apprendimento.

A tutto questo non gioverà di sicuro l’aumento del numero di alunni per classe che passa a 26 elevabile fino a 27 e, con la deroga del 10%, giunge sino a 30 alunni. In classi così numerose con un solo docente, o nella migliore delle ipotesi con un docente prevalente ed altri a fare i satelliti (tappabuchi), in assenza di compresenza si avrà una sorta di selezione naturale: chi è seguito o ha le capacità andrà avanti e formerà la futura classe dirigente, gli altri si disperderanno.
In un’economia globale basata sulla conoscenza, lo stato di salute del sistema socio-economico nazionale è legato al tenore delle competenze disciplinari e relazionali acquisiste dalle persone nei percorsi di formazione. Il nostro Paese è di fronte ad una vera e propria sfida dell’istruzione. Per affrontarla con successo occorre assicurare a tutti la padronanza delle conoscenze fondamentali dei saperi linguistici, storici e matematico-scientifici. Tale padronanza può essere garantita solo da un’alfabetizzazione forte fin dall’inizio della scuola primaria.

 
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