|
|
|
|
Sintesi degli interventi e conclusioni Dopo l'approvazione, in seconda lettura, dei Regolamenti sulla scuola secondaria superiore da parte del Consiglio dei ministri del 4 febbraio, la situazione di confusione, smarrimento e disagio è persino aumentata. Circolavano, infatti, voci rassicuranti sul superamento almeno delle storture più macroscopiche (Ministro ed Amministrazione si erano più volte pronunciati in tal senso) e molti, fra cui alcune sigle sindacali, avevano creduto in quella che si è ora rivelata una "pia" illusione. L'esigenza di continuare il confronto con la scuola reale, ci ha spinto a convocare per oggi questa assemblea nazionale. La parola passa ai dirigenti scolastici, ai docenti, ai genitori, agli studenti, che porteranno le loro esperienze e le confronteranno con le idee, le critiche e le proposte che la FLC Cgil ha presentato in questi mesi all'amministrazione. Iniziano i lavori con la presentazione dell'iniziativa da parte di Camilla Bernabei, centro nazionale FLC Cgil, che passa la parola a Maria Brigida, segretaria nazionale FLC Cgil, per l'intervento introduttivo. Scarica il testo integrale.
Rossella inizia il suo intervento descrivendo la complessità della sua scuola che ha già subito un profondo stravolgimento per il dimensionamento su tre plessi diversi compresi tre indirizzi nel carcere di Rebibbia. Con questo riordino siamo stati "bombardati" da alcune parole chiave che non corrispondono in alcun modo alla realtà. Dov'è la qualità e la modernizzazione? Dov'è la didattica laboratoriale? Dov'è la matematica aumentata in tutte le scuole? Solo a titolo di esempio si può citare l'indirizzo informatica Abacus, nel quale si passa dalle attuali 25 ore di matematica a solo 19, con la totale cancellazione dell'insegnamento di statistica. Un paese serio se vuole riorganizzare un sistema analizza l'esistente e sceglie il meglio, non cancella l'esistente per sostituirlo con altro che nulla ha a che vedere con le sperimentazioni in atto. In Francia il 50% delle risorse destinate alle scuole deve essere utilizzata per la formazione del personale: ma quello è un altro paese. "Noi docenti delle superiori - prosegue la Zamparini - forse abbiamo sottovalutato questo riordino e, a differenza che nella scuola primaria, non abbiamo coinvolto i genitori". Conclude il suo intervento con un impegno e un invito: "ora dobbiamo allearci, se stiamo insieme la nostra battaglia potrà dare dei risultati".
Questo il suo intervento integrale. "Sono un ITP della provincia di Venezia fedele al motto degli ITP italiani: "se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco". Il mio non vuole essere un intervento vero e proprio ma una testimonianza che aiuti a comporre questo puzzle nerofumo che sta soffocando la scuola italiana, la chiamano riforma ma noi sappiamo tutti che si tratta di destrutturazione. Per parlarvi del mio lavoro devo cominciare per forza a darvi qualche dato su di me: la mia professionalità e la mia autoefficacia sono stati certificate dalla Microsoft con il riconoscimento del ruolo di Docente di Tecnologie Applicate e dalla CISCO americana che mi ha certificato come suo Istruttore CCNA dopo più di 20 esami in inglese (per farvi capire i livelli di questi corsi voglio ricordare che li frequentavamo con gli ispettori della polizia postale di Venezia). Perché vi parlo della mia professionalità? Adesso lo capirete. Ma per noi ex-enti locali non finisce qui, abbiamo perso dignità e diritti, soprattutto diritti economici nel passaggio allo stato, ne abbiamo recuperato una parte dopo anni di lotte legali con il riconoscimento dell'anzianità da parte dei giudici, con la restituzione di una parte del maturato economico che ci spettava, ma non a tutti solo a coloro che erano arrivati per primi ad avere una sentenza per molti altri colleghi lo stipendio è rimasto inferiore di 300 euro al mese. Ma neanche i fortunati hanno potuto tirar un respiro di sollievo perché è arrivato l'art.218 della finanziaria Berlusconi del 2006 che ha stravolto il giudizio delle corti: morale della favola anche io che li ho presi non ho mai potuto spenderli quei soldi mi sono serviti solo a non raggiungere un coefficiente ISE e pagare il massimo delle tasse per l'università di mia figlia maggiore. Non solo in caso di restituzione dovrò anche aggiungerci le differenze stipendiali di questi anni e fare come qualche collega: ipotecare la casa per avere un prestito dalla banca e far fronte alla restituzione. Ma le ore di laboratorio al mattino non bastano ai ragazzi e rientro qualche volta per loro al pomeriggio a 0 euro (quei pochi che ci sono ormai li destiniamo ai corsi di recupero) rientro per non abbandonarli nei progetti che stiamo portando avanti insieme lavorando con 15 computer (per la maggior parte acquistati nel 1997) con 26, 27 e anche 28 studenti (aree di progetto, Impresa Formativa Simulata, ipertesti, ricerca, prenotazioni aeree simulate per il turistico, ecc..). Otto ordini di cattedre ad esaurimento, accorpamenti di cattedre che poco hanno in comune e se qualcosa potrebbero anche averlo dovrebbe essere il frutto di una profonda formazione e trasformazione. Nel biennio degli istituti tecnici la drastica riduzione (meno 50%) delle ore di compresenza con i docenti di laboratorio (ITP) comporta un taglio proporzionale delle ore dedicate ai laboratori e alle esercitazioni pratiche di numerose discipline tecnico scientifiche, prima tra tutte e caso più grave in assoluto quello di Disegno e Tecnologia, due materie fondamentali nella formazione di qualsiasi figura di tecnico degno di questo nome. La dove, come nel nostro istituto tecnico, nell'articolazione dei sistemi informativi aziendali per quanto riguarda l'indirizzo amministrazione finanza e marketing è stato previsto il laboratorio anche per il triennio, il taglio è stato del 50% netto da 18 ore settimanali a 9 ore per corso di studio. No solo per tutti gli ITP di ogni ordine e grado di scuola la compresenza oraria prevista con le varie materie non è più stabilita da regolamento ma definita in sede di autonomia delle istituzioni scolastiche nell'ambito dell'area tecnica, il che vuol dire non sapere per certo come si sarà utilizzati, avremo questo scenario: l'insegnamento verrà deciso in funzione di delibere di organi collegiali della scuola (collegio docenti, in sub-ordine dipartimenti per materia, consigli di classe nonché CDI) con la possibilità di delibere completamente diverse di anno in anno lasciando alle dinamiche politico strategiche e opportunistiche delle varie componenti quella che dovrebbe essere l'offerta formativa qualificante per il corso di studi e per la formazione degli alunni. Insomma, anche dove ci sarà ancora qualche possibilità di lavorare l'ITP diventa un jolly, un tappabuchi che invece di inseguire l'organicità e l'interdisciplinarietà realizzate nell'attività di laboratorio dovrà, come potete ben capire, preoccuparsi sicuramente di qualcos'altro. Io mi fermo qui, vi ho portato la mia umile testimonianza di quello che vivo di quello che conosco ma vi assicuro che per quanto riguarda gli ITP si potrebbe andare avanti. Cito per finire quanto ha detto ad Alassio al convegno "Istituti alberghieri verso la riforma Gelmini" Americo Pilati, presidente regionale e consigliere nazionale federalberghi, (quindi ne una toga rossa, ne un comunista) che ha affermato la necessità di una sempre migliore preparazione e formazione degli studenti degli alberghieri, può essere realizzata soltanto aumentando e non di certo tagliando le ore di laboratorio, lo stesso Pilati ha evidenziato come la riforma approvata è destinata ad affossare definitivamente gli Istituti Alberghieri".
Ricorda che nella sua ventennale esperienza nell'istruzione professionale ha visto tanti tentativi di riforma del segmento che però non sono mai decollati e nei quali non c'è mai stato un coinvolgimento della scuola reale. Il riordino della secondaria superiore proposto dalla Gelmini ha esasperato l'esclusione di chi nella scuola ci lavora, ignorando che ogni riforma può esistere solo se condivisa nel suo progetto culturale ed educativo. I docenti sono stati tenuti all'oscuro di quanto si stava preparando ed oggi sono smarriti per le conseguenze che i regolamenti avranno sulla loro professionalità e sull'intero sistema. Afferma, inoltre, che docenti demotivati non sono in grado di suscitare un vero ed utile interesse negli studenti. Stesso isolamento nella costruzione della proposta di riordino hanno subito dirigenti scolastici e genitori, così come non si è dato spazio alle critiche e alle proposte delle parti sociali, delle associazioni professionali, del CNPI e dello stesso Parlamento. Nel merito, la proposta del Ministro e del Governo aumenta le differenze di partenza. Senza un biennio davvero unitario - che renda reversibili le proprie scelte iniziali - e con la possibilità di assolvere l'obbligo di istruzione anche nell'apprendistato delinea una scuola che separa i deboli dai forti, questa scelta ideologica di fondo trova la sua traduzione nella definizione di 3 settori gerarchicamente definiti: i licei per la futura classe dirigente, gli istituti tecnici per la classe intermedia ed i professionali per la classe sociale destinata "ad eseguire".
"La situazione attuale della scuola pubblica è tristemente nota: viviamo in una scuola che sta letteralmente cadendo a pezzi e invece di rimetterla in piedi, hanno approvato una riforma, che in realtà riforma non è, che come un terremoto la farà crollare definitivamente. Questa riforma prevede molti punti sui quali noi studenti siamo contrari e contro i quali più volte abbiamo protestato: primo fra questi vi è l’abbassamento dell’obbligo scolastico. Noi studenti crediamo fortemente che l’obbligo scolastico debba durare fino a 16 anni, in prospettiva di innalzarlo a 18. Questa è a nostro avviso uno degli indispensabili metodi per evitare la dispersione scolastica. Ovviamente per avere una scuola che non sia soltanto un luogo vuoto e privo di prospettive ma che diventi realmente luogo di confronto per la formazione di identità libere e indipendenti è necessario garantire il diritto allo studio tramite stage e tirocini realmente funzionanti e coerenti con il proprio percorso di studi, un biennio unitario per lasciare allo studente tutte le porte aperte, dei laboratori funzionanti e di qualità, un rinnovamento degli edifici scolastici per garantire la sicurezza e soprattutto fondi necessari per poter attuare tutto ciò. Il diritto allo studio è il primo punto da cui bisogna partire anche per garantire integrazione agli studenti stranieri, per abolire quelle barriere architettoniche che non ci permettono di avere una scuola di tutti e per e fornire una rete di trasporti che concretizzi, quel diritto tanto elogiato da tutti ma che nella pratica viene assolutamente vanificato. La riforma della secondaria elimina qualsiasi prospettiva di biennio unitario aumentando il divario fra le tipologie di percorsi formativi, noi crediamo invece che sia necessario garantire nel primo biennio delle conoscenze basilari che garantiscano a tutti la possibilità di raggiungere un sufficiente livello di conoscenza e che permettano di cambiare la propria scelta iniziale senza dover lasciare perdere tutto senza vanificare il percorso precedente e quindi siamo anche contro una canalizzazione degli indirizzi che può essere dettata da necessità economiche. Non possiamo accettare un riordino che l’unica cosa che fa concretamente è tagliare ore sia di materie che caratterizzavano il nostro percorso anche in vista di un mondo del lavoro sempre più settoriale e precario, sia ore di laboratorio, eliminando uno dei pochi mezzi che permettevano una reale formazione non solo teorica ma anche pratica. Tagli che per essere concretizzati, azzereranno gli organici, lasciano a casa migliaia di insegnanti che da anni lavorano nelle nostre scuole, per non parlare dei precari che, nonostante anche loro lavorino da anni nelle scuole, sono ancora considerati lavoratori di serie b, a cui in qualsiasi momento può essere azzerato il futuro! Per garantire l’applicazione di tutti questi punti è necessario lo stanziamento di fondi a sufficienza e non una politica di tagli che lascia la scuola in condizioni disastrose. Noi crediamo pertanto che una scuola che rimane tra le ultime in Europa per dispersione scolastica e rapporto scuola lavoro, mantenendo la formazione professionale degli studenti sotto gli standard comunitari; una scuola che non valorizza le eccellenze ma le invita ad andare all’estero non garantendo un futuro in Italia nelle università nella ricerca e nel lavoro; che non integra gli studenti stranieri inasprendo quelle dinamiche xenofobe e razziste i cui effetti si sono manifestati a Rosarno e Milano; è una scuola a cui serve una riforma drastica e condivisa con tutte le parti sociali e non un polverone di bugie che cambiano tutto per non cambiare niente, al fine di portare il nostro paese fuori da questa crisi economica e culturale che stiamo vivendo. Questa riforma va bloccata e per riuscire a raggiungere questo obiettivo è altrettanto necessaria una mobilitazione unitaria, che veda coinvolti tutti coloro che vivono nel quotidiano la scuola e i suoi problemi. Non abbiamo bisogno di un'opposizione passiva fatta di soli no, ma di un'opposizione vera fatta di no, ma anche di proposte, ma di proposte che vengano ascoltate. Proposte fatte per una riforma vera e non una riforma basata sui tagli, come quella che ci troviamo davanti. Dobbiamo partire da noi, da coloro che fanno la scuola, per riformarla e per ripensare il ruolo della scuola e dell'università, per fare di queste il punto di partenza per rilanciare questo paese, sempre più alla deriva. Attraverso alleanze con sindacati, associazioni ed enti provinciali e regionali bisogna ostacolare l'ingresso precoce nel mondo del lavoro degli studenti e regolarizzare la formazione professionale. Bisogna partire ora, insieme, per costruire un futuro più sicuro per tutti.
"Il curricolo del liceo artistico è quello, tra i licei, che ha visto più modifiche nelle numerose successive bozze che sono state diffuse nel corso di questi ultimi anni: il quadro orario: 36 ore settimanali di lezione biennio e 38 triennio nel dlgs 226/2005 (Moratti); 32 ore prima bozza Gelmini (unificata per tutti i tipi di liceo), poi portate a 34 nel biennio e a 35 nel triennio (versioni successive e definitiva pubblicata il 4 febbraio); I diversi aspetti del riordino del liceo artistico che non convincono e non rinnovano. Gli indirizzi: i 6 indirizzi indicati sono quelli giusti? 3 indirizzi su 6 non convincono: scenografia e design appaiono specializzazioni precoci (sarebbero più da università); audiovisivo è un indirizzo di sicuro appeal ma basato su uno strumento (che invece dovrebbe essere trasversale) e non su un linguaggio (se si intende cinema torniamo alla precocità della scelta); la tabella di confluenza propone abbinamenti forzati, specialmente per quello che riguarda gli istituti d'arte, e le Province trovano difficile impostare la distribuzione territoriale (ved. caso Milano); confronto fra quota oraria per le discipline specifiche con i curricoli precedenti l'autonomia didattica: "Le discipline e i laboratori sono organizzati dalle istituzioni scolastiche mediante il piano dell'offerta formativa nel rispetto delle proprie specificità al fine di potenziarne e arricchirne le caratteristiche." E la quota del 20-30% (all. H)
"Carissime compagne e compagni, buongiorno. Mi chiamo Marina De Somma e sono un'insegnante di materie letterarie, precaria. Ho dieci anni di esperienze didattiche diversificate, maturata su un territorio “difficile” come quello Casertano, un territorio dove il 30% degli adulti in età lavorativa ha difficoltà a leggere e decodificare un testo breve e dove la dispersione scolastica, soprattutto negli istituti superiori, arriva a punte del 15-20% Nell'ultima newsletter che il MIUR ci ha inviato in posta elettronica, si celebra la Riforma della secondaria di secondo grado, in vigore già dal prossimo 01 settembre 2010, adottata nelle prime classi: si sbandiera una nuova scuola, al passo coi tempi, caratterizzata da qualità e modernizzazione, realizzata perfino con una diminuzione generalizzata del carico orario e del numero di materie. Per gli Istituti Tecnici, in particolare, l'intervento “riformatore”, di riordino e riorganizzazione sarebbe motivato dall'acquisizione di una nuova identità, fondata sulla cultura tecnica e scientifico-tecnologica, che in teoria ne dovrebbe esaltare il ruolo, all'interno del sistema nazionale di pubblica istruzione. La pratica ci consegna una realtà ben diversa: sono 66 le ore frontali di lezioni in meno al biennio e ben 132 per il triennio. Si fa tabula rasa di esperienze pluriennali di sperimentazione pedagogica e didattica, che avrebbero meritato un attento esame dei risultati ottenuti, teso a generalizzarne le positività riscontrate. Ma la fretta riformatrice, sostenuta da innegabili motivazioni di risparmio economico e di riduzione del personale, non ha consentito di soffermarsi a riflettere. Che esista una necessità strutturale nella secondaria di secondo grado e nei tecnici in particolare, di una rivisitazione del progetto didattico e formativo è cosa nota, ma la tanto pubblicizzata modernizzazione parrebbe non emergere dai regolamenti appena approvati; basti per tutto osservare la struttura delle due macro aree previste, settore economico e settore tecnologico, con 11 indirizzi totali, a fronte dei 39 precedenti, che sollevano una rilevante perplessità rispetto alla capacità di rappresentare fattivamente le richieste del mondo del lavoro, sempre più complesso, con una offerta formativa di fatto più debole e generalista. Ad esempio proviamo a calarci nelle previsioni normative ministeriali e immaginare cosa succederà, a breve, alle sperimentazioni PACLE ed ERICA, tra le realtà più avanzate di sperimentazione pedagogico-didattica negli istituti tecnici. Nei quadri orari di questi due indirizzi, sono centrali le materie tecniche e le lingue straniere, due nel Pacle e tre nell'Erica, studio realizzato con l'ausilio del laboratorio linguistico e con la collaborazione di insegnanti di madre lingua, docenti di conversazione nonché attività laboratoriali di informatica. Un' offerta formativa competitiva, in grado di fornire strumenti adeguati per una formazione tecnico-professionale caratterizzata da duttilità, polivalenza e sviluppo di abilità trasversali che preparano a diversificati contesti professionali e occupazionali: i giovani imparano non solo a conoscere l'universo-azienda dal punto di vista economico, giuridico, organizzativo e informatico, ma raggiungono una solida cultura generale, competenze linguistiche e capacità logiche, patrimonio indispensabile per il successo formativo e per la spendibilità professionale del titolo. Alla luce del regolamento targato Gelmini, queste sperimentazioni confluiranno nel settore “economico”, nell'indirizzo Amministrativo, finanza e marketing, con un quadro orario certamente più povero: solo due discipline linguistiche e per giunta senza l'ausilio degli insegnanti di lingua madre, azzeramento delle attività laboratoriali. Diminuisce anche l'insegnamento del Diritto e scompare Trattamento testi e dati. Si butta quindi, il bambino con l'acqua sporca e si rischia di non capitalizzare anni di risorse investite in ricerca e sperimentazione, sacrificando queste positive esperienze sull'altare della sbandierata razionalizzazione - che di razionale ha davvero poco – di fatto semplice sottrazione di risorse ala scuola pubblica. Tra le disposizioni ulteriori che emergono dai regolamenti, relativamente all'articolazione dei piani di studio, nello specifico due bienni e un quinto anno conclusivo, si pongono problematiche, al momento non chiarite dalla norma, rispetto alla concreta possibilità di iscrizione a tutte le facoltà universitarie con il titolo conseguito e inoltre, esistendo la possibilità che le competenze potranno essere certificate anche da esperti esterni (aziende e industrie), si potrà consentire ai giovani, dopo il biennio iniziale, di concludere l'obbligo formativo di legge con un anno di apprendistato, il cui curricolo sarà probabilmente concertato a livello regionale: c'è il grosso rischio, dunque, di favorire indirettamente fenomeni di dispersione scolastica, abbassando l'obbligo de facto di nuovo a quindici anni, e registrare diversificate offerte professionalizzanti a seconda delle realtà regionali che le proporranno. Tanti sono i dubbi e le perplessità di tutto il personale docente, tecnico e amministrativo alla lettura dei regolamenti per la secondaria di secondo grado, ma è difficile davvero dare torto a chi, come la nostra Organizzazione, stigmatizza l'unico fattore comune di questo intervento riformatore: tagliare, ridurre, risparmiare. Efficacia, efficienza e qualità, a nostro parere, richiederebbero investimenti certi e lungimiranti, al passo con la complessità del mercato del lavoro, soprattutto in una fase di crisi economica travolgente e sistemica come quella attuale: investire in conoscenza è senza dubbio l'argine più concreto ai processi negativi della globalizzazione economica. Non meno preoccupante è il risvolto occupazionale che emergerà, in tutta la sua gravità, all'entrata in vigore dei regolamenti. Stime al ribasso ci consegnano numeri a cinque cifre di professionisti della conoscenza che usciranno dal solo settore della secondaria di secondo grado, mentre altrettanto lunga è la lista di coloro, che come me, da più di due lustri, vengono di anno in anno riconfermati. Per noi la strada è sicuramente in salita e, nonostante anni di formazione e professionalizzazione, di adattamento forzato alle più diversificate realtà sociali e formative, probabilmente saremo i primi a pagare il prezzo di questa razionalizzazione. Il nostro futuro lavorativo è a tinte fosche e i provvedimenti di welfare nei nostri confronti si sono dimostrati, già in questo anno scolastico, inconsistenti e di basso impatto. Il cosiddetto salva-precari, infatti, sembra più un provvedimento di accompagnamento all'uscita dal mondo del lavoro che un sostegno per far fronte ad un momentaneo esubero di personale. In questo quadro è doveroso il richiamo all'unità della mobilitazione del personale precario, di ruolo e della società civile, affinché i diritti maturati in anni di faticoso lavoro non vengano spazzati via per decreto e l'Italia possa continuare ad avere un sistema di istruzione e formazione pubblico, competitivo e di qualità. Grazie a tutti".
Un impianto che si palesa quando il Ministro Gelmini sostiene che le scuole private debbono avere gli stessi finanziamenti di quelle pubbliche; quando con disinvoltura si afferma che non tutti sono fatti per studiare perciò va benissimo che qualcuno a 15 anni vada a lavorare e che ciò venga riconosciuto come formazione; quando ci si inventa il tetto del 30% per gli alunni "stranieri". C'è un elemento comune che caratterizza l'approccio a queste questioni: l'idea che la scuola di massa non può essere di qualità, che la selezione è giusta e che coloro che hanno difficoltà di apprendimento possano essere abbandonati a sé stessi. Lì oramai pare che conti solo tagliare e non viceversa il futuro della scuola italiana. Molte contraddizioni si stanno aprendo: finanziamenti che mancano, crediti negati alle scuole, difficoltà crescenti a garantire il funzionamento ordinario; A breve si interverrà sul reclutamento. Nell'occasione si vogliono buttare a mare le graduatorie permanenti e con esse le speranze e le aspettative di migliaia e migliaia di persone. A fronte di ciò, troppo spesso prevale ancora l'interesse specifico "Che succede alla mia classe di concorso?". Così si rischia di dividersi. Noi dobbiamo invece unificare. La FLC lavora per tenere insieme le persone, per difendere tutti. Abbiamo bisogno di costruire una risposta forte. È vero che la scuola superiore va rinnovata, lo diciamo da molto tempo, ma per farlo c'è bisogno di investimenti. Per esempio bisogna rafforzare (non ridurre!) la didattica laboratoriale. Questo è anche l'obiettivo dello sciopero del 12 marzo. Da questa assemblea parte oggi forte un messaggio: bisogna animare una grande discussione, una iniziativa forte che non possono essere delegate a nessuno, bisogna che ogni lavoratore della scuola, ogni docente, ogni ATA, ogni dirigente ne sia protagonista attivo. "La partita - conclude Pantaleo - non è chiusa, né persa".
Nel mese di ottobre 2008 il collegio ha approvato, quasi all'unanimità, una mozione contro la politica dei tagli nel primo ciclo di istruzione. Questa mozione è particolarmente rilevante poiché è in controtendenza con l'idea di operatori della scuola interessati esclusivamente al proprio settore di appartenenza. La mozione è stata letta nelle classi dell'istituto ed inviata ai genitori. Ne sono seguite grandi polemiche, ma, al tempo stesso, si è data una informazione più completa dei primi provvedimenti del governo sulla scuola. Sono seguite lezioni all'aperto nella piazza centra di Ostia con l'obiettivo di portare all'esterno ed all'attenzione dei mass media le problematiche scolastiche. All'inizio di quest'anno scolastico il collegio, quasi all'unanimità, ha approvato una seconda mozione sulla secondaria di II grado, con particolare attenzione ad uno dei segmenti presenti nell'istituto, il liceo pedagogico, mettendo in evidenza: la forte riduzione del quadro orario (da 34 a 27 ore) Successivamente il collegio ha elaborato ed approvato una lettera aperta al Ministro che è stata sottoscritta da genitori e cittadini tramite una raccolta pubblica di firme. Avviandosi alla conclusione, Mirella ha sottolineato l'importanza del ruolo della RSU. Infine, ha suggerito un rapporto più stretto tra CGIL e opposizione e un maggiore raccordo con i mass media.
Nel caso del riordino della secondaria superiore i genitori si trovano a fare scelte senza avere le giuste e chiare informazioni per operare una scelta così importante per il futuro dei propri figli, senza, peraltro, poter recedere da quanto deciso. Sottolinea, inoltre, come rispetto alle scelte al buio cui sono costretti i genitori dei ragazzi di 14 anni, questi ultimi sono, di fatto, esclusi. Occorre che i genitori siano in grado di rimettere in moto quel forte movimento di contrasto che ha caratterizzato le proposte di “riforma” della scuola primaria. Le scuole sono senza fondi ed i genitori vengono chiamati a supportarne la vita e la gestione ordinaria. Deve rinascere una forte opposizione all'azione del ministero anche sul fronte delle mancate risorse alle scuole. Angela Nava, ricorda che in alcune situazioni si è arrivati a non far approvare il bilancio annuale. Afferma, inoltre, che per rimettere in moto un movimento occorre che i genitori non siano strumentalizzati, come spesso è accaduti in passato; chiede che docenti e dirigenti offrano strumenti e collaborazione per lavorare insieme ad una capillare e costante informazione su ciò che sta accadendo nell'intero sistema pubblico di istruzione.
"L'Itsos è un istituto nato con solo 2 classi prime nel lontano 1972 grazie al lavoro, all'entusiasmo di poche persone che, nella fase iniziale ha portato avanti un progetto, anche a titolo volontario, proprio perché credeva nella scuola pubblica e voleva reggere la sfida dei cambiamenti. Una istituzione che ha fatto, come altri in Italia, la storia di quei territori dove sono sorti e che hanno facilitato la qualificazione del tessuto civile, economico e produttivo della zona. Come l'Itsos in Italia ci sono altre realtà simili, importanti, che la commissione che ha delineato il riordino delle superiori si è guardata bene dal valutare affinché un serio percorso riformatore potesse partire da lì, da ciò che in questi anni la scuola realmente ha maturato sul campo. Chi ha lavorato e lavora nell'Itsos, in primis il suo dirigente, è convinto che la scelta dell'indirizzo di studio debba essere guidata, perché non si decide la propria vita a tredici anni. Un Biennio unitario, evoluzione accettabile del nostro attuale Biennio Unico, era già stato preso da noi in attenta considerazione e ne stavamo studiando l'applicabilità ed i tempi di realizzazione. Un Biennio unitario risponde a nostro giudizio alle esigenze pedagogiche e formative. Noi siamo sempre stati convinti che bisognava superare la distinzione tra licei e istituti tecnici e professionali offrendo a tutti un percorso pedagogico, didattico e culturale senza differenze. La scelta attuata dal governo non è certo ispirata in tal senso ma solo ed esclusivamente è una scelta economico/ finanziaria che rende la scuola più povera culturalmente e socialmente più iniqua oltre che più precaria dal punto di vista del personale. Quando sono state pubblicate le prime bozze noi però non siamo rimasti immobili ed abbiamo sottolineato nelle sedi istituzionali, l'assurdità della cancellazione di alcune fondamentali materie che per tradizione fanno parte del nostro piano didattico comune a tutti gli indirizzi: la FISICA utile al tecnico come al liceale per essere cosciente e competente per meglio comprendere ed innovare; il DIRITTO indispensabile per comprendere il valore delle Leggi come difesa dei diritti di ciascuno/a; la STORIA DELL'ARTE soppressa in molti piani di studi, proprio nel paese che ha il 60% del patrimonio artistico di tutto il mondo occidentale e proprio oggi, nel mondo della multimedialità dove è importante conoscere il linguaggio delle immagini; la FILOSOFIA disciplina delle discipline, utile soprattutto per continuare a riflettere sulle relazioni tra la Scienza, le sue Teorie, il Mondo, la Matematica, la Tecnica. Ci siamo attivati ed abbiamo lavorato istituendo gruppi di lavoro interni per rielaborare una nostra controproposta affinché possano essere assicurati dei percorsi comuni a favore degli studenti che sentono di non aver fatto la scelta adeguata già nelle classi prime. L'unica cosa che pare abbiamo ottenuto è di essere riconosciuti come Istituto di Istruzione Superiore mantenendo quindi la possibilità di offrire ancora sia percorsi liceali che percorsi tecnici. Nonostante le nostre manifestazioni sul territorio, il coinvolgimento delle istituzioni locali e della stampa, il governo ha perseverato nel suo intento scellerato, decidendo di sopprimere proprio quelle scuole che hanno rappresentato una vera risorsa per il paese e in grado di andare in avanscoperta di sperimentare il cambiamento e, con la confluenza forzata nei vari indirizzi previsti dai regolamenti, ha contribuito a disperdere un patrimonio anche professionale che viene negato, svilito e con esso anche la spinta motivazionale, essenziale nello svolgimento del lavoro docente".
Da tempo insieme diciamo che l'impianto culturale della scuola secondaria superiore è vecchio; che il problema è quello della dispersione scolastica che con l'obbligo a 16 anni si debba superare la canalizzazione precoce, caratteristica negativa tutta italiana. C'è una novità rispetto a tutto questo ed è la più grande crisi economica degli ultimi anni, da cui tutti sostengono, usciremo diversi da prima. Il problema è: come? Tutti i paesi europei stanno scegliendo di scommettere sulla conoscenza e sulla ricerca. Noi no! Noi insistiamo sui tagli, decise a giugno del 2008 quando ancora la crisi la crisi non era neppure percepita. Proprio la crisi avrebbe consentito al Governo di rivedere quei tagli. Ma c'è qualcosa di più, che va oltre Tremonti. In questo piano che si sta completando in questi giorni, si manda un messaggio importante sul meccanismo di sviluppo del paese, sul senso del lavoro, su una parte dell'impresa italiana che spera di poter competere sui costi e non sulla qualità del prodotto. In questa logica la formazione è un lusso che si può tagliare. È quanto si teorizza nel “libro bianco” di Sacconi, in cui il lavoro è esplicitamente definito un fattore di costo che in quanto tale va contenuto. Per quanto attiene l'emendamento sull'apprendistato, in un colpo solo si prova a cancellare due conquiste fondamentali: l'elevamento dell'obbligo di istruzione e dell'età minima di accesso al lavoro. Su quest'ultimo elemento andremo fino in fondo, se necessario fino alla Corte Costituzionale. Ma non solo, stesso messaggio in negativo è quello che deriva dal meccanismo del tetto del 30% per gli alunni con cittadinanza non italiana e potrei continuare ancora e ancora, aggiunge Fammoni. È tutto funzionale ad un messaggio culturale sulla segmentazione della società, sull'individualismo a cui noi opponiamo valori quali uguaglianza, pari opportunità, ovviamente declinati all'oggi e non con lo sguardo rivolto al passato. Dobbiamo sapere che questo è un Governo assai diverso dal primo Governo Berlusconi: è molto più capace e deciso del primo e non ci possiamo far distrarre da valutazioni, infondate, sulla loro incompetenza. In questa ottica dobbiamo leggere anche le vicende della contrattazione (accordo separato, ecc.) nonché quelle sull'autonomia scolastica. Spezzettano i provvedimenti, si graduano e quando la contestazione rischia di essere eccessiva fanno finta di fermarsi, per poi ripartire in una fase più tranquilla. A noi tendono a lasciare il compito di riduzione del danno. Ma noi non possiamo rassegnarci a questo. Chiediamo incontri in queste ore a tutti i candidati alle regionali che dovrebbero occuparsi meno di personale della scuola e di più del valore dell'istruzione in questo paese. Insomma, di fronte al meno risorse, meno ore, meno discipline, meno personale noi dobbiamo essere quelli del più. Lo sciopero del 12 marzo prossimo, indetto dalla CGIL, è un appuntamento importante anche per la conoscenza. È un periodo difficile ne abbiamo consapevolezza, ma è un appuntamento che non possiamo mancare.
ORDINE DEL GIORNO PREMESSO CONDIVIDE LA VALUTAZIONE NEGATIVA non prevedono l'istituzionalizzazione del biennio unitario; ESPRIME GRANDE PREOCCUPAZIONE alle scuole, che dovranno improvvisare i piani dell'offerta formativa, CHIEDE SI IMPEGNA |



