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UNO STUDIO, UNA PREMESSA, QUATTRO PROPOSTE di Piergiorgio Bergonzi Merita una certa attenzione lo studio di Bankitalia su “I rendimenti dell’istruzione”: Dai contenuti che esso propone, infatti, si può dedurre una implicita denuncia di quella che si può valutare come la scelta più nefasta del governo della destra: i tagli alla scuola, all’università e alla ricerca eletti a priorità assoluta delle scelte governative. Tagli che per entità e qualità non trovano alcun sia pur lontano riscontro in altre voci del Bilancio dello Stato e che, quando pienamente realizzati, produrranno un abbassamento generalizzato del livello di istruzione con effetti tragici per il futuro delle giovani generazioni e dell’intero Paese. Ovviamente queste considerazioni non sono contenute nello studio di Bankitalia. Mi sembra tuttavia che esse possano essere dedotte dai dati e dai risultati dello studio stesso. Vediamoli in breve sintesi. Più istruzione, più lavoro, più sicuro, meglio retribuito. Una regola che vale per l’Italia come per tutti i paesi OCSE. Nei paesi OCSE, per esempio, il tasso di occupazione (dai 25 ai 64 anni di età) è del 48% per coloro che hanno frequentato solo la scuola elementare, del 61% per coloro che sono in possesso della licenza media inferiore, del 74% per chi ha conseguito il diploma della secondaria superiore, dell’85% fra i laureati. Dati che valgono anche per l’Italia dove si rilevano differenze percentuali ancor più accentuate nel Mezzogiorno: nel 2007 il tasso di occupazione era del 74% fra i laureati, del 63% per i diplomati, del 51% per i licenziati della media inferiore. Le retribuzioni di coloro che sono in possesso di laurea quinquennale specialistica risultano essere del 50% più elevate rispetto ai possessori di diploma di scuola secondaria i quali, a loro volta, godono di salari del 15-30% superiori rispetto ai licenziati della scuola media. Correlazione fra livello di istruzione e salute. Lo studio cita recentissime ricerche secondo le quali tale correlazione sarebbe ampiamente dimostrata. Secondo alcune di tali ricerche, ad esempio, fra le persone più istruite sarebbe meno diffuso il tabagismo e meno frequente il ricorso ai servizi sanitari; sempre secondo tali ricerche si stima che un anno in più di istruzione riduce del 4% la possibilità di essere in cattiva salute. Correlazione fra istruzione e criminalità. Lo studio riporta i risultati di ricerche effettuate negli Stati Uniti secondo le quali coloro che sono in possesso di un titolo di scuola superiore vedrebbero fortemente ridotta la propensione a commettere reati contro la persona e contro il patrimonio. Il “rendimento” individuale e sociale dell’investimento istruzione. Nella fattispecie il “rendimento” viene valutato dallo studio di Bankitalia prevalentemente in termini “monetari”. Il “rendimento sociale” degli investimenti pubblici per l’istruzione è stimato intorno al 7% e risulterebbe addirittura superiore a quello derivante da investimenti in infrastrutture. In Italia la spesa pubblica necessaria per aumentare di un anno l’istruzione media della popolazione si tradurrebbe in quello che viene definito un “valore netto” (future entrate per lo Stato, depurate delle spese sostenute) oscillante fra i 2900 e i 3700 euro a persona. Un utile molto significativo per lo Stato! Per quanto concerne invece il “rendimento individuale”, sempre calcolato in termini “monetari”, lo studio di Bankitalia valuta che l’investimento in istruzione renda alle famiglie il 9%, un rendimento nettamente superiore rispetto ai qualsiasi altro investimento finanziario. Istruzione e democrazia. Senza approfondirla lo studio stabilisce una stretta correlazione tra livello di istruzione e democrazia.
Ovviamente lo studio di Bankitalia delimita modalità, temi e campo di indagine, nell’ambito definito dal titolo dello studio stesso: “I rendimenti dell’istruzione”. E tuttavia la serie di dati e i risultati di indagine in esso contenuti inducono ad una considerazione quasi ovvia: sono indispensabili investimenti e atti riformatori che consentano di corrispondere ad una esigenza primaria del Paese: estendere ed elevare il livello di istruzione. E’ l’esatto contrario di ciò che il governo della destra sta facendo: tagli all’istruzione che non hanno precedenti in 150 anni di storia d’Italia ( 9 miliardi di euro, il 20% del bilancio del MIUR! ) uniti a controriforme finalizzate ad annullare i caratteri di inclusione, di qualità, di eccellenza, di pluralismo e democrazia della scuola e dell’università pubbliche. Tagli e controriforme che potranno produrre un solo risultato: quello di abbassare il livello di istruzione della popolazione italiana. Solo questo, infatti, potrà essere l’esito del taglio di circa 150.000 insegnanti, della riduzione dell’orario scolastico a partire dall’obbligo, del sovraffollamento delle aule e della soppressione di sedi scolastiche, della netta inadeguatezza dell’azione di integrazione, dei costi sempre più elevati degli studi, della indisponibilità di finanziamenti che impedisce alle scuole persino di comprare carta per fotocopie e di assumere supplenti, dello stato disastroso dell’edilizia scolastica, di controriforme in atto volte a destrutturare la nostra migliore scuola (quella elementare), di controriforme in via di attuazione (quella della secondaria superiore e dell’università). Gli effetti di questa devastante azione si stanno sperimentando in questi primi mesi di scuola, e siamo solo al primo terzo dei tagli! Nel medio periodo è inevitabile che tali scelte genereranno nuovi massicci processi di esclusione dalla scuola che andranno ad accentuare i ritardi culturali già gravissimi rispetto agli altri paesi europei, che innescheranno nella società nuove pesantissime forme di disuguaglianza sociale. Non è difficile immaginare, infatti, che le scelte governative sopra descritte, colpendo uno dei sistemi scolastici più poveri d’Europa, escluderanno dal diritto di istruzione settori di popolazione sempre più vasti, non è difficile immaginare che il 25% di giovani che oggi non consegue il diploma della secondaria superiore si accrescerà in modo esponenziale salendo al 30. al 40, al 50%. E gli esclusi (non dall’università, si badi, ma da un livello di istruzione, quella secondaria superiore, valutata come indispensabile per essere cittadini a pieno titolo!) saranno bambini e ragazzi provenienti da famiglie che non hanno le basi culturali e le possibilità economiche per investire (come dice lo studio di Bankitalia) in una scuola di qualità: venti milioni di famiglie di lavoratori dipendenti o a reddito unico, o di disoccupati, o che vivono nelle zone meno ricche del paese, ovvero la grande maggioranza della popolazione italiana. Una odiosa discriminazione classista nella fruizione del diritto di istruzione che comprometterà il futuro del Paese. Bisogna impedire questa deriva scellerata. Il diritto di istruzione per tutti deve tornare ad essere la grande priorità in termini di investimenti e di politiche dello Stato. Ripartendo da un principio. Il principio è quello che implicitamente emerge anche dallo studio di Bankitalia quando collega il grado di istruzione alla qualità , alla stabilità e al conseguimento di un altro fondamentale diritto: quello al lavoro. E’ un principio vecchio di 60 anni. Quello scritto nella Costituzione italiana seconda cui il diritto di istruzione per tutti è l’imprescindibile premessa per l’uguaglianza dei cittadini, per l’emancipazione e la mobilità sociale, per la trasformazione della società, per il suo progresso, per la democrazia. Un principio reso ancor più attuale nella realtà storica in cui viviamo: l’economia della conoscenza che vede nel sapere la più preziosa materia prima per lo sviluppo economico. Economia della conoscenza cui non può non accompagnarsi la società della conoscenza, pena l’affermarsi di un sistema della disuguaglianza e senza democrazia. E realizzare la società della conoscenza, oggi, significa anzitutto mettere la nostra scuola nelle condizioni di assicurare a tutti i giovani del nostro paese un livello di istruzione qualificata almeno fino a 18 anni. Questa è l’esigenza storica dell’oggi, come 60 anni fa lo era “ l’istruzione obbligatoria e gratuita per almeno otto anni” (Costituzione italiana art. 34). E’ indispensabile mettere la scuola pubblica italiana nelle condizioni di assolvere pienamente a questo compito storico. Si potrebbe iniziare partendo da una premessa e da quattro proposte. La premessa. La premessa indispensabile è quella di ripristinare tutte le risorse sottratte all’istruzione e che tali risorse vengano destinate a realizzare quegli atti di riforma che consentano a tutti i giovani del nostro Paese di conseguire un’istruzione qualificata almeno fino a diciotto anni di età. La gravità della crisi economica ( intervenuta peraltro alcuni mesi dopo la decisione governativa sui tagli all’istruzione ) deve costituire un’ulteriore, non secondaria, motivazione di questa scelta. Basti pensare che tutti i Paesi più avanzati hanno deciso di investire risorse enormi in scuola, università e ricerca per fronteggiare la crisi. Fare il contrario significa condannarsi all’arretratezza. Mai come oggi, risulta inoltre attuale il principio secondo cui le risorse pubbliche destinate all’istruzione non devono considerarsi una spesa bensì un investimento per il futuro. Lo studio di Bankitalia dimostra che tale investimento produrrebbe un forte utile persino nella contabilità del Bilancio statale! Prima proposta. Garantire la gratuità completa della scuola pubblica fino a 18 anni, compresi i libri di testo, e sostegni economici allo studio per “mancato guadagno”, a partire dalle famiglie con redditi bassi e medio bassi. Seconda proposta. Gli insegnanti con le loro competenze, la loro professionalità, il loro ruolo costituiscono una delle chiavi di volta per il raggiungimento dello storico obiettivo e per la costruzione del processo riformatore necessario per conseguirlo. Si deve procedere alla stabilizzazione del lavoro di tutto il corpo docente, mettendo fine alla piaga del precariato. Si deve prevedere un piano pluriennale di formazione e di autoaggiornamento finalizzato al coinvolgimento degli insegnanti nella realizzazione del processo riformatore. Terza proposta. Si definisca un piano triennale per l’edilizia scolastica e per la messa a norma di tutti gli edifici scolastici del paese. Un grande progetto valutato, da fonti governative, in dieci miliardi di euro finalizzato a garantire la sicurezza di otto milioni di studenti. Una straordinaria opera pubblica capace di creare decine di migliaia di posti di lavoro e di impegnare centinaia di piccole e medie imprese. Quarta proposta. Si preveda un piano di stanziamenti per l’istruzione destinato in modo particolare al Meridione ed alle Isole. Qui, molto più che in altre zone del Paese, il diritto all’istruzione è legato all’emergenza sociale del diritto al lavoro. Lo studio di Bankitalia lo conferma con chiarezza. Ed è nel Meridione d’Italia e nelle Isole che la destra ha colpito più pesantemente con i tagli all’istruzione. Su questi temi è urgente accendere una grande battaglia politica unitaria, da parte di tutte le forze di opposizione, dentro e fuori il Parlamento. Una battaglia resa indispensabile dalla svolta reazionaria di portata storica che il governo della destra intende imporre: negare a tanta parte delle giovani generazioni il diritto di istruzione e con esso quello al lavoro e al futuro, condannare l’intero Paese ad una prospettiva di arretratezza economica, di disuguaglianza sociale, di assenza di democrazia. Questa è la posta in gioco nella difesa del diritto di istruzione per tutti. 10 novembre 09
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